La leggenda del mostro di lochness

Fra le leggende avvolta nel mistero più popolari a livello “planetario” va annoverata certamente la leggenda del “mostro di Loch Ness”.
La leggenda parte nell’anno 565 quando San Colombano affermò di aver visto una grossa creatura nel lago; da allora lungo i secoli vi sono stati migliaia di avvistamenti, ma la leggenda restava circoscritta ai luoghi immediatamente circostanti il lago, che comunque, occorre ricordarlo, è situato in Scozia ed è il lago più grande del Regno Unito, anzi per maggior precisione il lago è più grande di tutti gli altri laghi e riserve d’acqua del Regno Unito messi insieme.
il mostro di lochnessFu soltanto nel 1933 che la leggenda di NESSIE, nomignolo col quale viene identificato il leggendario mostro, divenne di dominio pubblico fino a diventare una delle leggende più popolari del mondo.
Nell’estate di quell’anno i coniugi McKay mentre tornavano a casa nella cittadina lacustre di Drumnadrochit, videro un grosso animale che si tuffava nelle acque del lago, nelle loro descrizioni l’animale somigliava ad una balena. La notizia apparve sul giornale e subito creò un’ondata di sensazionalismo di portata internazionale a tal punto che gli avvistamenti si moltiplicarono a dismisura nel giro di pochi mesi: la descrizione più comune del mostro parla di un’enorme creatura lunga dai 5 agli 8 metri con un collo lunghissimo una testa molto piccola e con una gobba sulla schiena, o, a seconda delle versioni, due o addirittura tre gobbe.

Per contrastare il racconto dei coniugi McKay gli scettici fanno notare che l’estate del 1933 è stata la più calda che ci fosse mai stata da quelle parti, e la calura sul lago di Ness genera un effetto miraggio per cui tutti gli oggetti sembrano ingranditi, sia che si tratti di una bottiglia, sia che si tratti di un uccello acquatico.
Altra testimonianza particolare è quella risalente al 1932, quando venne segnalato nel lago una creatura che assomigliava molto ad un coccodrillo.

Per Adrian Shine, responsabile del “progetto Loch Ness”, si trattò della visita, non infrequente nelle acque del lago Ness, di uno storione baltico, venuto fin qui dal mare per deporre le uova. Lo storione baltico è un pesce che può arrivare fino a quattro metri di lunghezza; la sua vista quindi può ingenerare in chi non lo sa riconoscere “pensieri particolari”.
Tuttavia fra le numerose testimonianze che affermano di aver visto in qualche modo un’enorme creatura aggirarsi per il lago ve ne sono alcune per così dire “eccellenti”, come quella di Alex Campbell, che per 47 anni è stato magistrato delle acque con competenza sul lago di Ness, e che afferma di aver visto il mostro per ben 18 volte, e in una di queste occasioni testualmente affermò di aver visto “il collo allungato di una creatura sconosciuta che sporgeva dall’acqua di almeno due metri. E poi il corpo, una massa grigia lunga almeno dieci metri che luccicava al sole perché bagnata dall’acqua.”
Oltre alle migliaia di testimonianze semplicemente “visive”, vale a dire di persone che affermano di aver visto il mostro o qualcosa di strano sulla superficie del lago, vi sono numerose testimonianze fotografiche. Il primo documento fotografico risale alla foto scattata da Hugh Gray il 13 novembre 1933, ma al più famosa è certamente quella, nota anche come “foto del chirurgo”, che nel 1944 scattò il dott. Kennet Wilson, ginecologo di Londra. Altre foto straordinariamente nitide furono scattate da Antony Shiels il 21 maggio 1977, il quale stava osservando il lago da sotto il castello di Urquhart, e proprio allora vide affiorare il lungo collo, che poi immortalò nelle sue foto.
Ma non vi sono solo fotografie a sostenere l’esistenza di Nessie, vi è un filmato girato il 23 aprile 1990 da Tim Dinsdale, ingegnere aeronautico, che riuscì a filmare qualcosa che si muoveva sulla superficie del lago. Il filmato è considerato uno dei documenti più importanti per dimostrare l’esistenza del mostro in quanto la sua attendibilità ed autenticità è stata confermata dal centro dell’aeronautica militare e delle forze di ricognizione britanniche. Anzi, proprio i militari aggiunsero che “l’oggetto filmato né un’imbarcazione né un sottomarino”, concludendo che probabilmente era qualcosa di animato.
Spostando l’approccio a questo mistero su un piano più “disincantato”, si deve giustamente considerare il fatto che poiché tale creatura, a quanto pare, abita il lago da migliaia di anni, allora deve esserci una famiglia in grado di riprodursi. Tuttavia non sono mai stati trovati resti di scheletri tali da far pensare all’esistenza nel lago di creature sconosciute. La risposta di chi crede all’esistenza del mostro, e che ha anche una valenza scientifica, è che per via della profondità (il lago raggiunge una profondità di ben 230 metri, più del mare che circonda le isole britanniche) e della bassa temperatura dell’acqua le ossa si depositerebbero sul fondale, probabilmente coperte di fango.
Molte critiche, da parte degli scettici, sono state avanzate anche sui numerosi reperti fotografici, cui abbiamo fatto cenno precedentemente. Nel libro Il mistero di Loch Ness è stato risolto, l’autore Ronald Binns afferma che si tratta in gran parte di foto di oggetti vari galleggianti: imbarcazioni ribaltate, tronchi di legno, uccelli lacustri tipici della Scozia; ed inoltre afferma che molte fotografie che intendono mostrare qualcosa di anomalo sull’acqua del lago in realtà sono foto di scie di barche che non sono state riprese (come la foto scattata da P.A. MacNab nel 1955, la quale ritrae un’insolita increspatura dell’acqua sullo sfondo del castello di Urquhart, dando in questo modo anche l’idea delle eventuali dimensioni del mostro, gli esperti non vi hanno riscontrato alcun trucco, ma i soliti scettici affermano che si tratta della scia di una barca che non appare nella foto). Inoltre sono state stroncate numerose altre foto come quelle di Shiels del ’77 in quanto è stato dimostrato che il collo e la testa della foto sono assolutamente immobili, lo stesso autore delle foto si è poi successivamente screditato affermando che Nessie era apparsa per via dei suoi poteri psichici….
Nel libro viene considerata un falso anche al famosa “foto del chirurgo”, infatti Binns ha dimostrato quanto fosse facile fare una foto identica fotografando un nuotatore nascosto sott’acqua mentre fa emergere un braccio (al riguardo Binns ha fornito delle prove fotografiche).
Nonostante gli accurati studi effettuati vi sono però alcune foto per le quali non è stato possibile dimostrare o ipotizzare alcun trucco, come quella scattata nel 1982 da un turista canadese, che però non riuscì a mettere a fuoco l’oggetto che emergeva dall’acqua; dall’ingrandimento si intuisce che si tratta di una creatura vivente, ma tuttavia non è sufficiente da sola a dimostrare l’esistenza di Nessie.
Sempre da un punto di vista scientifico, dal 1968 in poi sono stati effettuati diversi rilievi col sonar sul fondale del lago, spesso sono stati rintracciati grossi oggetti, ma l’episodio più curioso, o inquietante, è quello risalente all’ottobre 1987: furono rilevati tra i 77 e i 178 metri tre oggetti, ma il giorno seguente di quegli ostacoli non c’era più traccia.
lochness nancyIn un altro studio effettuato nel 1992 con navi da rilevamento, il lago fu esplorato in lungo e in largo, con l’invio di 120 segnali sonar sul fondo. Tale ricerca fornì una mappa dettagliata dei fondali del lago, da cui risulta che non ci sono caverne subacquee, quindi niente tane o nascondigli per Nessie.
In ogni caso la leggenda è ancora viva, e chissà se hanno ragione quegli scettici che sostengono che il mistero del mostro fu creato dalla stampa nel 1933, e si è rivelato un ottimo sistema per incentivare l’industria turistica locale.
A partire dal 1992 il “Progetto Urquhart”, diretto dal presentatore televisivo Nicholas Witchell grande appassionato del mistero di Loch Ness, ha portato sulle rive del lago numerosi scienziati del Museo di storia naturale di Lontra e dell’Associazione di biologia britannica, allo scopo di catalogare, per la prima volta, le forme di vita contenute nel lago, e chissà se queste nuove ricerche non possano contribuire a far finalmente luce su questo appassionante mistero.

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